09.25.08
La Signora Peyote…*
La storiellina che mi accingo a raccontarvi vede come protagonisti una mamma e il suo caro figlioletto! Per semplicità li chiameremo VITTORIA e ONORATO rispettivamente di 70 e 42 anni. Di cognome fanno PODIO (ahahaha……eeee vabbè…se non capisci le battute non so cosa farci..uffa).
La signora Vittoria, sin da bambina, aveva una passione sfrenata per le piante grasse (le Succulente). Era solita acquistare nuovi esemplari in giro per il mondo e i suoi preferiti erano i cactus! Il suo personale “zibaldone” comprendeva dalle rare “Ariocarpus” messicane alle “Astrophytum” a forma di stella, dai “Ferocactus” dagli aculei ricurvi alle “Obregonie” dagli opercoli triangolari. L’orticello privato dietro “CA’ PODIO”, nel corso dei decenni, aveva assunto via via i connotati di un paesaggio messicano, arido, ricco di pietrisco grossolano e farcito qua e la di pianticelle inusuali…
Onorato era un ragazzotto disoccupato di quarantadue anni che sembrava non avere intenzione di trovare nè un mestiere nè una compagna…trascorreva buona parte del giorno in casa ad aiutare la madre nelle mansioni “casalinghe”, e la sera, soprattutto nel week-end, era solito recarsi con alcuni amici in discoteca o in altri locali notturni. I vicini pettegoli sostenevano che lui fosse talmente legato “alla mamma Vittoria” che non si sarebbe mai sognato di sostituirla con un’altra donna…!
E ci credo bene…CA’ PODIO negli ultimi tempi era divenuta una “gallina dalle uova d’oro”!!!
Fra i cactus che trovavano dimora sul retro di CA’ P. ve ne era uno piccolo e assai raro che si chiamava PEYOTE (“Lophophora Williamsii”) e, con assoluta certezza, si può asserire che era questo il preferito di mamma V. e figlio O. perchè, a differenza delle altre specie, era l’unico a condividere lo spazio limitrofo con molti altri “fratellini peyotini”! Di frequente qualche bottone vegetativo spariva nel nulla e ci voleva circa un anno per rivederne crescere uno nuovo al suo posto.
Chissà dove andavano a finire tutti quei “botones”…
Una notte di Settembre, un sabato per la precisione, giunsero a CA’ PODIO alcune volanti della polizia. Si videro uscire dalla porta principale prima Onorato e poi Vittoria che vennero condotti dagli agenti in due volanti distinte. Nessuno li ha più rivisti in giro.
I vicini pettegoli sono arrivati a scoprire che avevano allestito un’attività dedita alla produzione e allo spaccio di CaCtUs…..!!! I commenti sono stati:
-Narciso 77 anni artigiano: “certo che potevano mettersi in regola pure loro..”;
-Sandra 61 anni cancro: “ora oltre ai dentisti anche gli agricoltori fanno tutto in nero..?!?!”;
-Silvia 24 anni torda: “io da loro non li avrei mai presi i cactus, io preferisco le azalee…ecco!!”.
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Il Peyote è un piccolo cactus la cui parte epigea è detta “botones” e rappresenta la droga vera e propria. Gli effetti che essa produce in chi la assume sono da attribuire alla presenza di 20 alcaloidi fra cui il più importante è la MESCALINA (3,4,5 trimetossi-fenilalanina) che può esser anche riprodotta attraverso vie sintetiche. Questo importante alcaloide è un allucinogeno che ha affinità per i recettori sinaptici presenti nell’encefalo, essa mima l’azione dei neurotrasmettitori monoaminici come la Dopamina e la Noradrenalina.
La mescalina svolse un ruolo fondamentale nell’affermazione della cultura psichedelica degli anni 60′-70′,era la droga preferita fra gli artisti, i filosofi, ricercatori e gli psicologi. Non bisogna ignorare però che l’uso risale a prima della storia scritta, le antiche popolazioni messicane, infatti, assumevano peyote per favorire l’avvicinamento alle divinità durante i duraturi rituali religiosi (l’effetto allucinogeno può durare anche 2-3 giorni). L’uso del Peyote, oggigiorno, è legalmente concesso unicamente ai PEYOTISTI ovvero a coloro che aderiscono alla Chiesa Nativa Americana (tra cui la tribù degli Apache) che annovera circa 300.000 adepti in tutto il nuovo mondo. Il legame fra la religione e il nostro cactus è indissolubile tanto che letteralmente Peyote significa “carne degli dei”.
Non esistono sostanze “cattive”, esiste solo il cattivo fruitore di tali sostanze…
* la storia è ispirata ad un fatto realmente accaduto nei pressi di Reggio Emilia il 24 settembre 2008





Giobi detto,
26 Settembre, 2008 a 11:39 am
Non è che hai anche un modulo d’iscrizione per la chiesa dei nativi americani?
Nel caso la mia email ce l’hai…